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LONDRA - Ci sono sempre più donne al vertice delle maggiori aziende europee, ma sono ancora un'esigua minoranza.

 

Un rapporto pubblicato dal Financial Times indica che il numero delle donne con l'incarico di amministratore delegato nelle 350 più grandi società europee quotate in Borsa è raddoppiato negli ultimi sette anni, ma rappresentano soltanto il 4 per cento del totale: erano 7 nel 2009, sono 14 oggi. Diventeranno 15 all'inizio del 2017, quando Emma Walmsley assumerà il posto di Chief Executive Officer del gigante farmaceutico GlaxoSmithKline (il cui Ceo è attualmente un uomo).

 

Compilato da S&P Global Market Intelligence, il rapporto dimostra un lento progresso nell'aumentare l'eguaglianza tra i sessi nelle stanze dei bottoni delle imprese mondiali: negli Stati Uniti, dal 2009 al 2016, le donne Ceo sono passate da 18 a 27. "Il gender gap (il gap tra i due generi, ndr) si sta riducendo ma non abbastanza rapidamente", commenta Barbara Judge, presidente dell'Institute of Directors di Londra. "Si stenta a credere che la questione sia all'ordine del giorno da tanto tempo e che le donne siano ancora una rarità alla guida del consigli d'amministrazione. Un'amministratrice delegata in più all'anno è tutto quello che il grande business riesce a fare?" Resta sotto i livelli prefissati anche la presenza delle donne nei consigli d'amministrazione delle Ftse 100, le cento più grandi aziende quotate alla borsa di Londra: il loro numero è fermo da un anno al 26 per cento, nonostante l'obiettivo di raggiungere un terzo dei posti entro il 2020.

 

Nell'anno di Hillary Clinton candidata alla Casa Bianca, è legittimo aspettarsi che più donne assumano la posizione di amministratore delegato, come nota Pavle Sebic, curatore del rapporto: "I passi avanti degli ultimi sette anni in Europa e in America sono incoraggianti, ma non bastano".

 

Fonte: La Repubblica

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