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Un nuovo test del sangue in grado di diagnosticare precocemente molti tumori, indicando anche la parte del corpo dove si stanno sviluppando. La scoperta, fatta 'per caso' è ancora da testare sull'uomo ma potrebbe rivoluzionare le tecniche di diagnosi.

 

Ogni giorno in Italia ci sono mille diagnosi di cancro, ma sempre più avanzate cure e una maggiore diffusione di screening oncologici, hanno di gran lunga aumentato la sopravvivenza negli ultimi anni. Molto di più si potrebbe fare anticipando ulteriormente i tempi della diagnosi. Questo l'obiettivo a cui mirano molti studiosi, che lavorano per mettere a punto test del sangue in grado di identificare precocemente tracce che rivelino lo sviluppo dei tumori. Questi esami, noti come 'biopsie liquide', sono in grado di rilevare nel sangue tracce di Dna rilasciato dalle cellule tumorali, ma non indicano dove risiede il tumore.

 

Obiettivo che sembra invece esser stato raggiunto dal team di ricerca guidato da Zhang Kun, dell'Institute for Genomic Medicine di San Diego, in California, autore del nuovo studio pubblicato su Nature Genetics. Quando una neoplasia si sviluppa, inizia a 'competere' con le cellule sane e, per questo, diffondendosi, le uccide. Nel momento in cui le cellule muoiono, rilasciano il loro Dna specifico nel sangue. Una sorta di 'indizio' che i ricercatori hanno utilizzato per identificare il tessuto interessato dal cancro.

 

"Abbiamo fatto questa scoperta per caso - ha detto Kun - Stavamo portando avanti l'approccio convenzionale ed eravamo solo in cerca di segnali provenienti dalle cellule tumorali. Ma abbiamo individuato anche segnali provenienti da altre cellule. Ci siamo così resi conto che se integriamo entrambi i segnali possiamo determinare la presenza di un tumore e il posto in cui sta crescendo".

 

Per verificare l'ipotesi, il team ha messo insieme una banca dati di modelli di Dna mutato (che gli scienziati chiamano "modelli di metilazione", o mutazione epigenetica di una parte del Dna), di 10 diversi tessuti normali: fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue. Hanno inoltre analizzato campioni tumorali e di sangue di pazienti oncologici per comporre uno schema di marker genetici per ogni tumore.

 

Il nuovo test potrebbe eliminare in futuro le diagnosi basate sulla biopsia tradizionale, o asportazione chirurgica del tessuto, tuttavia, conclude Kun, prima di trasferire "la ricerca in ambito clinico dobbiamo perfezionare il metodo". A sottolinearlo è anche Carmine Pinto, presidente dell'Associazione italiana di oncologia nedica. "E' uno studio interessante, che permette di valutare le alterazioni del Dna correlate a tumori. Ma, come tutti gli altri fatti in questo campo, va validato su ampi numeri. Purtroppo - prosegue l'esperto - non possiamo dire che domani andiamo in laboratorio e facciamo un test per diagnosi precoce di cancro. Ad oggi l'unica applicazione clinica di biopsia liquida riguarda pazienti con tumore al polmone in cui si vanno a cercare mutazioni del gene Egfr che, se presenti permettono di scegliere la terapia adeguata".

 

Tra i tanti studi in materia, quello condotto dall'Istituto Mario Negri di Milano, ad esempio, mira alla diagnosi dei tumori dell'ovaio attraverso l'identificazione di una firma molecolare di micro-Rna. Mentre l'Irccs Fondazione istituto nazionale tumori di Milano si è concentrato sull'individuazione precoce, sempre attraverso micro-Rna circolanti nel sangue, di tumore al polmone. Infine, più di recente, una biopsia liquida per analizzare vescicole rilasciate nel sangue dai tumori è stata messa a punto dall'Istituto superiore di sanità (Iss) e sperimentato su pazienti con tumore a prostata, polmone e colon.

 

Fonte: La Repubblica

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