Offcanvas Info

Assign modules on offcanvas module position to make them visible in the sidebar.

Hot News:

Diete estreme, le definisce il documento della Sid, la Società italiana di Diabetologia. Ma poiché molti diabetici hanno cominciato a seguirle, senza sentire il medico, ma solo perché sul web vengono presentate come adatte proprio per loro, ecco che i diabetologi hanno deciso di analizzarne gli effetti - positivi e ancor più negativi - sul metabolismo; oltre che eventuali interazioni farmacologiche.

 

E lo hanno fatto in un documento presentato al congresso annuale della società, in corso a Riccione. Documento che, analizzando le caratteristiche dei quattro modelli esaminati in base agli studi scientifici esistenti, cerca di trarre una conclusione: possono essere raccomandate al paziente diabetico come alternativa valida e sicura alla dieta tradizionale?

 

Le diete analizzate sono quattro: vegetariana, vegana, chetogenica (pochissimi carboidrati e molti grassi) e paleolitica (proteica). Diversissime tra loro, così come diversi sono gli effetti che producono sul metabolismo. I diabetologi italiani le hanno messe a confronto con le diete consigliate ai pazienti sia dall’Ada (l’American diabetes association), sia dall’Easd (la società europea per lo studio del diabete): un mix di alimentazione a base vegetale e dieta mediterranea, con una preferenza per alimenti integrali ricchi di fibre e con basso indice glicemico. «Non siamo in grado di valutare scientificamente gli effetti a lungo termine delle quattro diete - spiega Giorgio Sesti, presidente Sid - perché non ci sono evidenze scientifiche sufficienti. Le quali ci sono invece, e solide, per la dieta mediterranea, che ha dimostrato effetti positivi sul controllo del diabete, riducendone l’incidenza fino al 52%, e sul rischio cardiovascolare».

 

Il documento della Sid ha analizzato gli studi presenti in letteratura. In alcuni casi - come per la dieta paleolitica - pochissimi, con campioni scarsamente significativi e durata limitata. «Sul web spesso la paleolitica e la chetogenica vengono raccomandate, per il loro basso contenuto di carboidrati, come risolutrici del diabete - premette Emanuela Orsi, responsabile del servizio di Diabetologia e Malattie del metabolismo della fondazione Cà Granda di Milano, e una delle autrici del documento - e addirittura si consiglia la sospensione della terapia insulinica, cosa pericolosissima, soprattutto per i pazienti con diabete 1». Le chetogenica e la paleolitica sono però diverse. La prima ha pochi carboidrati e alto contenuto di grassi e induce una chetosi fisiologica che può essere pericolosa per i diabetici, in particolare per chi fa terapia insulinica. La paleolitica è più ricca di proteine e non si sa nel lungo periodo quanto possa danneggiare la funzione renale, visto che non ci sono studi. «Inoltre - chiosa Orsi - ho dubbi sulla sua fattibilità e sull’aderenza nel tempo».

 

Che poi è il vero problema di ogni regime, a maggior ragione se deve essere protratto per decenni. «Una dieta per un paziente diabetico deve avere un effetto sul compenso glicemico - ragiona Rosalba Giacco, ricercatrice all’istituto di Scienza dell’alimentazione di Avellino, che ha analizzato dieta vegana e vegetariana - e sul peso. Deve poi poter essere seguita a lungo, mentre in genere abbiamo seri problemi di compliance con i regimi più estremi». Dopo la diagnosi tutti seguono la dieta rigorosamente, ma sei mesi dopo la cosa si complica. La dieta vegetariana, aggiunge Giacco: «È sicuramente vantaggiosa, riduce il rischio di diabete e malattie cardiovascolari, i livelli di lipidi, soprattutto il colesterolo, più che con le diete correnti, migliora la funzionalità renale. Inoltre è ricca di fibra e molecole bioattive.

 

E ha minore densità energetica, quindi fa perdere anche un po’ di peso. Diverso il discorso per la vegana che, se non integrata con supplementi o alimenti fortificati, provoca deficit di acido folico, vitamina D e calcio. E quindi, per i diabetici come per la popolazione generale, va seguita con cautela». Boccia le diete estreme anche Simona Frontoni, professore di Endocrinologia all’università di Roma Tor Vergata: «Talvolta sono utili per indurre una rapida riduzione di peso, ma non hanno dimostrato effetti benefici a lungo termine, né in termini di calo ponderale né tantomeno in termini di riduzione del rischio cardiovascolare. Per il paziente diabetico, una corretta alimentazione deve essere varia e bilanciata. Solo in questo modo si puó pensare di indurre un cambiamento permanente delle errate abitudini alimentari e di ottenere effetti benefici anche sulla qualità di vita».

 

Fonte: La Repubblica

Lascia un tuo commento